Tipologie di piedi: greco, egizio e romano

piedi

Non si dà mai troppa attenzione ai piedi, nonostante la loro fondamentale importanza, finché non fanno sentire dolore. Trascurati più a livello medico che a livello estetico, sono anche suddivisi in tipologie in base alla forma, ma sono in pochi a saperlo. Leggi l’articolo per informarti e fare la differenza!

I piedi sono costituiti da 26 ossa sorrette da muscoli e legamenti, in un sistema che funziona perfettamente tranne quando si sbaglia la calzatura da utilizzare. Scarpe con tacchi alti e imponenti o scarpe dalle forme appuntite non fanno altro che affaticarli, eppure vengono costantemente usate per puro ed unico risalto estetico.

Non tutti sanno che i piedi possono avere forme anche molto diverse: quelle più conosciute sono tre e sono il piede greco, il piede egizio e quello romano, di cui leggerai tra poco le caratteristiche. Esistono anche piccole varianti come il piede sardo, quello germanico e quello celtico, ugualmente interessanti da approfondire.

Il nome non si riferisce alla forma del piede di tali popoli ma alla forma delle tre vele che portano gli stessi nomi e che ricordano quella definita dal profilo della parte anteriore del piede.

Il piede greco in genere è il più gradevole esteticamente, conosciuto anche come piede “da modella“. Sottile e affusolato, ha l’alluce leggermente più corto del secondo e del terzo dito, mentre quarto e quinto sono lievemente più corti in ordine decrescente. E’ un piede che può permettersi calzature scomode per via delle dita che non si accavallano.

Il piede egizio è il più diffuso in Italia ed è formato da dita di lunghezza in progressione decrescente, dall’alluce al quinto dito. Chi ha questa forma dovrebbe indossare scarpe con punta comoda o arrotondata, ma con aderenza sul tallone.
Infine, il piede romano ha la parte anteriore un po’ tozza e larga. Le prime tre dita sono della stessa lunghezza, mentre il quarto ed il quinto spesso sono più piccoli. E’ preferibile, avendo questo piede, evitare la scarpa a punta e troppo stretta, così come il tacco; esso, infatti, spinge in avanti l’avampiede, che alla fine causa la callosità sul dorso del dito.
 

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